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Icaro e Dedalo
ovvero_non sono un angelo

 

Con un primo movimento verticale, improvviso e rapido, Icaro e Dedalo hanno abbandonato ciò che era conosciuto e familiare per intraprendere un viaggio mossi dalla curiosità e dal desiderio di scoprire e darsi nuove regole rispetto a quelle che prima conoscevano. Essi provengono da una dimensione in cui il tempo sembra bloccato e non conosce evoluzione.
Sulla scena vivono come esploratori bambini, attratti continuamente da tutto ciò che non conoscono. Il mito di Icaro e Dedalo è un’impresa coraggiosa, è una fuga verso la libertà, è un affondo sulla relazione padre e figlio, è un esempio classico della differenza tra le virtù umane: la temerarietà e il coraggio. Calcolare i rischi, sostenere il limite, trovare la giusta misura – eumetria – è ciò che preserva la vita.
Mi interessa parlare di questa differenza, di questo tempo d’analisi. Lo farò ancora una volta con la danza e tre personaggi potenti: Icaro, Dedalo e Minosse, Re di Creta. Lo spettacolo declina le grandi azioni del mito e le rende scrittura motoria: orientarsi nel labirinto, scappare, costruire, inventare, volare, cadere. Il lavoro si snoda attorno ad una metafora: uscire dal labirinto che noi stessi abbiamo costruito. A metà tra un cantiere edilizio e il cielo, tra il concreto e l’aereo, il mio Icaro non è un angelo ma un ragazzo che ama il gioco inteso in senso ampio, come pratica legata all’infanzia, ma anche come percorso che apre a uno sguardo ironico sulla realtà. Il mio eroe fanciullo vivrà sulla scena una trasformazione che lo condurrà a una morte simbolica e gli permetterà l’accesso a una nuova dimensione. Il volo è il punto di partenza e il mezzo attraverso il quale Icaro realizza la sua volontà di trasgressione.

 

Il progetto

Il progetto MITICA vede impegnata la danzatrice e coreografa della Compagnia Arearea, Marta Bevilacqua, nella scrittura di danza per le nuove generazioni.
MITICA affronta i grandi temi della classicità tanto cari all’artista, che per formazione e passione li ha presentati in forma coreutica in spazi urbani e teatri d’Italia e d’Europa, trasmettendo il fascino di narrazioni antiche, cariche di sacralità, nella consapevolezza che sono un veicolo di comunicazione fortissimo per riflettere sulla realtà contemporanea. Il mito è pedagogico a tutte le età: è insieme rigoroso e trasgressivo, non giudica, contempla la rovina, non ostenta
moralismi, si fida della bellezza.

COREOGRAFIA:
Marta Bevilacqua

Danzano:
Daniele Palmeri, Andrea Rizzo, Alessandro Maione

Musiche:
Loscil, Beirut, Grant, Richter

Luci:
Daniela Bestetti, Stefano Bragagnolo

Produzione:
Compagnia Arearea

Con il sostegno di:
MiC, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Durata: 45 MIN.

sostegno progettuale:
teatroescuola - ERT FVG



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