Promo
Promo
Promo
Promo


Un ritorno, dopo tanto tempo passato frettolosamente, dopo troppo spingersi in avanti: uno scarto laterale, fuori dal flusso primario.

Un ritorno all’essenza, l’assenza narrativa, né contenuti né vincoli letterari.
La danza è indefinibile, come disse Cunningham, cercare di esprimerla è impossibile, non farà altro che sfuggirvi.
Perciò non indagheremo ulteriormente, non ricercheremo, perché anche questo significherebbe tracciare riferimenti, limiti.
Partiremo invece per un piccolo viaggio e come i viaggiatori cercheremo di assecondare le nostre emozioni partendo dalla musica. La musica: questa sì che sarà un riferimento, una fonte di suggestioni su cui appoggiare il movimento.
Una serie di disegni su fogli bianchi, come appunti di viaggio per un lavoro ulteriore, su cui ciò che conta sono i segni, i toni e i colori.
In un tempo dove si dice tanto e le parole sembrano avere significato diverso a seconda di chi le pronuncia, affermiamo la danza fine a se stessa, una danza che determina se stessa, una danza che riempie i vuoti, che parla ai cuori e alle menti.
Per essere astratti bisogna avere molto da dire. Avere molto da dire implica definire un modo per comunicare. Perciò danzeremo. E ne avremo consapevolezza.

ideazione: Roberto Cocconi
con: Roberto Cocconi, Anna Savanelli, Valentina Saggin, Luca Zampar
musiche: Paki Zennaro, Raime, David Lang, Forest Swords, Hildur Gudnadottir, Burial
disegno luci: Daniela Bestetti
produzione: Arearea © 2013 Udine
durata: 55 minuti
con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento dello Spettacolo Regione Autonoma Friuli Venezia-Giulia Provincia di Udine



“Danzare è un immediato e gradevole atto di vita”: così Merce Cunningham definiva la danza. La frase sembra fin troppo vaga e applicabile a tutte le arti se non si fa attenzione a quell’aggettivo “immediato” che riassume una poetica che ha fortemente condizionato e rinnovato l’arte coreutica, dal secondo dopoguerra
ad oggi, perché negava la tecnica codificata e voleva la danza priva di intenzioni comunicative, libera da contenuti e suggestioni ideologiche. A Cunningham si ispira l’ultimo lavoro degli Area- rea presentato al pubblico dello Studio di via Maniago dal 27 al 30 dicembre con il titolo di “About: Blank”. Ed è di nuovo una sorpresa per chi è solito seguire le produzioni di questa compagnia di danzatori. Favorevolmente sorprende la pluralità delle scelte di nuovo una sorpresa per chi è solito seguire le produzioni di questa compagnia di danzatori
artistiche del gruppo, molto individualizzate eppure omogenee nella loro sostanza, come variazioni di temi comuni, spesso condivisi, a volte rispettati e accettati nella loro diversità. Agli aforismi filosofici di Marta Bevilacqua, che cancella la distinzione fra estetica del movimento ed esercizio del pensiero, possono succedere coreografie, come “About: Blank” in cui Roberto Cocconi coniuga il “teatro della soggettività” della Carlson con la pura astrazione del movimento di Cunningham, quasi risalendo la corrente che dall’allievo porta al maestro: da Cocconi a Carlson, da questa a Nikolais e Cunningham e così via, in un continuo passaggio del testimone. Cocconi, in questo caso, lavora con Valentina Saggin, Anna Savanelli e Luca Zampar e chiede ai suoi collaboratori di improvvisare su alcune basi musicali. Quando un risultato individuale convince, lo si codifica in disegno coreografico per “solo”; se viene con- diviso, allora al solista si unisce un partner oppure si forma il quartetto, in parte con le stesse figure in sincronia oppure con originali varianti della frase altrui. In questo modo la casualità dell’incontro fra musica e danza, come in Cunningham, svolge una funzione metalinguistica in
cui il significante è esso stesso significato. In diversi momenti di
“About: Blank” si conserva anche il decentramento delle cellule coreografiche, ma si mitiga il principio del movimento antiemozionale e antinarrativo alla Cunningham-Cage mediante un processo creativo alla maniera della Carlson, basato sul gesto che “è bello soltanto se motivato dalla verità interiore”, ossia se scaturisce dalla dimensione intima e dalla soggettiva emozione. Insomma una sintesi dell’insegnamento di diversi maestri di cui gli Arearea si considerano a loro modo degli ere- di. Anche ad Alwin Nikolais gli Arearea devono qualcosa e lo dimostra- no proprio con questo spettacolo basato sul concetto di “motion” di corpi spersonalizzati, ridotti a massa, peso e volume nello spazio. In nume- rose sequenze i gesti si basano su un baricentro sempre diverso e le articolazioni che vi convergono spostano di continuo il centro del movimento. La sequenza più vicina alla poetica di Nikolais, quella almeno derivata dall’animazione delle marionette, ha come ottima protagonista Valentina Saggin. Al “collaudato mestiere” di Cocconi si affianca l’esuberanza giovanile e la promettente espressività di Anna Savanelli, men- tre Luca Zampar colpisce per una scioltezza insolita, una maturità stilistica superiore a quella dimostrata nei precedenti lavori. Luca si è fatto più elegante e più preciso in contrazioni, distensioni e aperture in cui braccia, gambe e busto rispondono armoniosamente al medesimo impulso”.
Gianni Cianchi


Quarantacinque minuti di danza pura, potente, piena. E’ About:Blank, ultima creazione di Arearea, compagnia udinese di danza contemporanea che da vent’anni opera con continuità in regione, alternando le produzioni di spettacoli ai percorsi formativi, in modo da stimolare a tutti i livelli l’interesse per la danza d’autore. Il gruppo ha inaugurato la quinta edizione di “Off Label”, rassegna multidimensionale che da dicembre a maggio propone una serie di offerte diversificate sulla coreografia e il teatro fisico di ricerca. Perfetta la scelta di un progetto compositivo che costituisce per il team dei quattro danzatori coinvolti, un ritorno, (“about blank” nel linguaggio di internet sta per “ reimpostare la pagina”) o meglio un azzeramento, uno scarto laterale, fuori dal flusso creativo degli ultimi anni di vita artistica della compagnia.
Sono infatti assenti da About:Blank sia una trama che una istigazione narrativa, eppure Roberto Cocconi, coreografo e danzatore, Luca Zampar, Valentina Saggin e Anna Savanelli, sono gli interpreti di uno spettacolo pienamente contemporaneo e astratto in cui la danza è declinata in quartetti, duetti e assoli accomunati da un unico impulso: quello del movimento pieno e continuo che genera altro movimento e si trasforma in purissima energia. La musica raffinata di compositori contemporanei come Raime, David Lang, Forest Swords, Burial e Hildur Gudnadottir, quella sì, fa da riferimento ed è fonte di fascino per la coreografia che si appoggia a essa e il ritmo genera l’illusione di un movimento che è come un disegno grafico su fogli bianchi dove quello che conta sono le tracce di colori, segni e toni.
Un invito, per il pubblico che riempiva “Lo Studio”, ad abbandonarsi all’astrazione pura, a considerare la danza come operazione che è fine a se stessa e che non ha bisogno di elucubrazioni, essendo capace di parlare al cuore e alla mente e al corpo come nessuna altra arte performativa. E siccome per essere davvero astratti bisogna avere molto da dire, ecco che il linguaggio anti-narrativo diventa movimento in perfetto sincrono, nel quartetto che coinvolge tutti e quattro i danzatori, a inizio spettacolo, potente duetto con Luca Zampar e Valentina Saggin, energia e gioia nell’assolo di Anna Savanelli, pienezza di forme in quello di Zampar e infine monologo di carso liana sapienza, nel finale affidato a Roberto Cocconi.
Il tempo di un lampo, per uno spettacolo equilibrato, intelligente e intenso, che traccia una linea tra quello che è stato e il futuro della compagnia che si appresta a esplorare nuove linee creative con la consapevolezza che i linguaggi artistici ed espressivi devono essere continuamente innovati. Applausi meritatissimi in finale. Si replica questa sera e domani.
Fabiana Dalla Valle


La prima fragola di Off Label è stata colta nell’orto di casa nostra: Arearea inaugura la rassegna “Strawberries Fields in the Desert” con la nuova produzione di Roberto Cocconi: About:Blank, un breve inno alla danza pura. Tornando alle teorie post-modern di Merce Cunnigham, Arearea esplora vie lessicali con la cura e la curiosità che le appartengono, fino a che è il gesto a parlare, a farsi denso, eloquente in sé, non raccontando altro se non se stesso. Sono gli assemblaggi motori a colpire l’attenzione dello spettatore, a imprimervi il proprio racconto. Danza atratta, dunque, non espressiva, fine a se stessa, nella quale protagonisti assoluti sono il vuoto, lo spazio e il tempo. Perché se la coreografia non nasce per raccontare qualcosa bensì rappresenta se stessa, inevitabilmente – secondo il rivoluzionario pensiero Cunningham – essa nasce dal vuoto che c’è intorno al danzatore, è determinata dal tempo (che spinge corpo a divenire) e si sviluppa liberatamente nello spazio priva di un punto focale fisso.Così la ritmica, non la forma, è la fonte del movimento, l’eterno fluire ne è l’essenza, e l’apertura di un campo visivo-motorio (quindi compositivo) è totale. Scena vuota, allora, costumi essenziali, per trenta minuti di flusso motorio senza soluzione di continuità, in cui i quattro danzatori (Valentina Saggin, Anna Savanelli, Luca Zampar, Ccconi stesso) sembrano rispondere – col loro movimento – a impulsi esterni – ritmici e spaziali più che a un’idea coreografica interna, riempiendo i vuoti attorno a sé e obbedendo alle sonorità metalliche o ancestrali dell’originale colonna sonora. Bravissima e generosa la Saggin nei suoi studi su un movimento sciancato, scardinato e bellissimo nella sua totale disumana disarticolazione. Ecco chi ha tanto da dire! E ha molto da dire anche Cocconi, il suo assolo è un funambolico gioco di prestigio per coinvolgere l’intera persona e dissolversi nuovamente in “Blank”.
Federica Sassara



Promo