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a tentazione, la vergogna, l’amore, la separazione, la favola… ecco gli elementi di uno spettacolo che vuole evocare tre episodi della cultura occidentale: la Genesi, il Simposio di Platone, Biancaneve e i sette nani dei Fratelli Grimm..

La mela è il frutto che appare in queste storie e, durante lo spettacolo, diventa il veicolo per aprire nuovi quadri simbolici.
Tre dimensioni – una cristiana, una pagana e l’altra fiabesca- apparentemente svincolate l’una dalle altre ma che possiedono un sapore stranamente familiare.
In questo contesto la danza interviene creando un percorso unitario, profondamente umano e corporeo.

Citazioni


Allora si aprirono gli occhi di entrambi e si resero conto di essere nudi; intrecciarono delle foglie di fico e ne fecero delle cinture. Poi udirono il Signore Dio camminare nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo e sua moglie si nascosero da lui, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e disse: “Dove sei? Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dall’albero da cui ti avevo comandato di non mangiare?”. Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata ed io ho mangiato”.



Biancaneve corse a perdifiato nella foresta, finché arrivò in una radura dove sorgeva una minuscola e graziosa casetta, entrò e capì che era abitata da qualcuno: pensò che vi abitassero sette bambini senza madre. La regina, venuta a conoscenza della bellezza di Biancaneve, decise di ucciderla: prese una bellissima mela e la immerse in un veleno magico, si mascherò da mendicante, e andò alla casa dei nani. Biancaneve stava preparando una torta e, impietosita dalla strega travestita, gliene offrì una fetta. In cambio la strega diede la mela e Biancaneve che ne prese un morso.



Un tempo gli uomini erano “a tutto tondo”, con due volti, quattro braccia, quattro gambe e così via, per cui erano velocissimi nel muoversi, molto potenti e tremendamente superbi. I loro sessi non erano due, ma tre: maschile (risultante dalla fusione di due maschi), femminile (risultante dall’unione di due femmine), androgino (risultante dalla fusione di un maschio e una femmina).
Infastidito dalla loro presunzione, un giorno Zeus decise di dividerli a metà, tagliandoli in due come sorbe, e affidò ad Apollo il compito di ricucirli. È da allora che esiste l’amore, che non è altro che l’irrefrenabile desiderio di ciascuna metà di riunirsi all’altra.




anno di produzione: 2005
coreografie e regia: Marta Bevilacqua e Luca Zampar
in scena: Marta Bevilacqua e Luca Zampar
musiche: Etoile Filante
allestimenti scenici: Ilaria Bomben
luci: Maurizio Tell
durata: 50 minuti



La mela, fino alla quantità massiccia di un chilo e oltre, si fa conduttrice di una storia che arretra nel tempo. Dalla Genesi, attraverso il mito e la favola, i due danzatori ci aprono le porte del loro spazio creativo e intimo. La mela è presente ovunque: sia come frutto del peccato, sia come allusione gestuale e sonora. La danza si struttura su rimandi d’energia, sguardi e legazioni dettagliate a voler simboleggiare la perfezione del creato. Contatto e separazione segnano un’espressività della coppia come ideale proiezione dell’unione perfetta, consolatoria, riparatrice.
Elisabetta Ceron



Da qualche anno all’interno di Arearea si è fatta strada una generazione più giovane, che prova a rielaborare gli insegnamenti europei con riflessioni più personali, come sono quelle che Marta Bevilacqua e Luca Zampar hanno esposto in Un chilo di mele basterà…. Quando una cassetta di mele viene rovesciata in scena, il disperdersi della frutta , il rotolare e il rincorrersi delle mele, crea ciò che Roland Barthes, parlando di fotografia, chiamava il “punctum” e cioè quel particolare, quel momento speciale che “punge” lo spettatore, e come una piccola cicatrice si impone nella sua memoria.
Roberto Canziani





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